Cinema
I vincitori dei Golden Globe 2012: da The Artist a The Descendant
21 gen
Sui tappetini rossi dei Golden Globe 2012 ci sono passate le principali celebrità di Hollywood. Solo alcune qualche giorno fa però, al termine della 69esima cerimonia per l’assegnazione dei migliori produzioni cinematografiche e televisive, sono uscite sorridendo. Uno di questi è Michel Hazanavicius: la sua produzione (a metà tra il muto e il sonoro), The Artist, si è accaparrata ben 3 premi, migliore commedia-film musicale, miglior attore (Jean Dujardin) e miglior colonna sonora.
Grande successo anche per The Descendant, che ha sbaragliato sul fronte dei drama: miglior film drammatico e migliore attore protagonista, un bravissimo George Clooney che ha messo al tappeto sia Leonardo di Caprio in J.Edgar che Ryan Gosling ne Le idi di Marzo. Sul fronte donne è arrivata, sebbene le polemiche suscitate in Inghilterra per la rivisitazione della storia di Margaret Thatcher, la conferma di Meryl Streep come miglior attrice protagonista in The Iron Lady. Tra le comedy-musical, invece, è Michelle Williams a brillare con la sua interpretazione di Marilyn Monroe in My Week With Marilyn.
Tra i premi consegnati da segnalare il miglior film d’animazione Tin Tin, di Steven Spielberg e Peter Jackson; il migliore regista Martin Scorsese, per Hugo; e la miglior sceneggiatura per Woody Allen, con Midnight in Paris.
Ecco, a seguire tutti i vincitori dei Golden Globe 2012 sul fronte cinema:
- Miglior film drammatico: “The Descendants”.
- Miglior film commedia o musicale: “The Artist”.
- Miglior attore in un film drammatico: George Clooney, “The Descendants”.
- Miglior attrice in film drammatico: Meryl Streep, “The Iron Lady“.
- Miglior regista: Martin Scorsese, “Hugo”.
- Miglior attore in un film commedia o musicale: Jean Dujardin, “The Artist”.
- Miglior attrice in un film commedia o musicale: Michelle Williams, “My Week With Marilyn”.
- Miglior attore non protagonista: Christopher Plummer, “Beginners”.
- Miglior attrice non protagonista: Octavia Spencer, “The Help”.
- Miglior film straniero: “A Separation” (Iran).
- Miglior film d’animazione: “The Adventures of Tintin”.
- Miglior sceneggiatura: Woody Allen, “Midnight in Paris“.
- Miglior colonna sonora: Ludovic Bource, “The Artist”.
- Miglior canzone originale: “Masterpiece” (Musica e parole di Madonna, Julie Frost, Jimmy Harry).
The Iron Lady: la dama di ferro che divise allora e divide oggi la politica inglese
20 gen
Di certo Phyllida Lloyd quando ha deciso di fare un film sull’ex Primo Ministro inglese Margaret Thatcher sapeva che sarebbe andata incontro a critiche. E così è stato. The Iron Lady, già uscito negli States lo scorso 16 dicembre e in Inghilterra il 6 gennaio ma destinato ad approdare nelle nostre sale solo il 27 gennaio, è già sulla bocca di tutti. Criticato a destra e manca. I politici vicini alla Thatcher denunciano una rappresentazione della dama di ferro isterica e super teatrale, la sinistra e le forze radicali (da sempre opposta al governo della Thatcher) temono una mitizzazione della figura della conservatrice che per ben 11 anni ha tenuto le redini del governo britannico. Ma il cinema è il cinema, anche se spesso tendiamo a dimenticarcelo.
L’idea, più volte ribadita anche da Meryl Streep che vesti i panni della Thatcher e che per la parte si è aggiudicata anche il titolo di miglior attrice protagonista nei Golden Globe 2012, non è quella di un documentario, quanto piuttosto il racconto di una vita di una persona straordinaria, ovvero che è uscita dai canoni “ordinari”, standard. Prima donna premier di una democrazia occidentale, la Thatcher viene descritta nel suo privato e nel suo pubblico, raccontando i prezzi che chi si avvicina al potere è costretto a pagare, sempre. E’ questa l’unico elemento “documentaristico” che questa pellicola (che al contrario dei politici i critici cinematografici di tutto il mondo esaltano) presenta.
The Iron Lady
Benvenuti al Nord: il film che ride e irride del nostro Paese
17 gen
L’idea è sempre la stessa: lo sgretolamento dei pregiudizi. Benvenuti al Nord, sul grande schermo dal 18 gennaio, riprende in tutto e per tutto Benvenuti al Sud: stessi attori (Claudio Bisio, Angela Finocchiaro, Alessandro Siani), stesso regista (Luca Miniero) e stesso concetto di base, ma raccontato da un’ottica diametralmente opposta. Se nel primo capitolo (remake del francese Giù al Nord) era Alberto, polentone doc interpretato da un bravissimo Bisio, a finire incastrato – per motivi di lavoro – nella temutissima Napoli, ora è Mattia (Siani), terùn, a trovarsi suo malgrado catapultato nella nebbiosa città della madonnina.
Dopo averci raccontato come il Nord vede il Sud, Luca Maniero prova a raccontare ora come il Sud vede il Nord, con gli stessi pregiudizi e gli stessi timori. Due realtà dell’Italia a confronto, ancora una volta, e ancora una volta scoprono che la diversità non è poi così male. I risultati ai botteghini della prima pellicola erano stati eclatanti, tanto da aver raggiunto tra dicembre 2010 e gennaio 2011 il quinto posto nella classifica dei maggiori incassi in Italia di tutti i tempi, con la stratosferica cifra di 29milioni 868mila euro. Bissare un successo del genere è difficile, anche perché i secondi episodi non sono mai qualitativamente al livello dei primi. Tuttavia Benvenuti al Nord è una di quelle commedie da guardare e riguardare, per chi non si stanca mai di ridere e irridere dei buffi pregiudizi che caratterizzano e, ahinoi, di tanto in tanto, dividono il nostro Paese.
Benvenuti al nord
Non avere paura del buio: i cliché dell’horror degli anni Settanta al cinema
14 gen
A produrlo è Guglielmo del Toro e già questo fa ben sperare, perché nel bene e nel male è uno di quei produttori che non passa inosservato (come dimostra il successo di The Orphanage e le forti critiche che il deludente Splice ha suscitato). Se a questo si aggiunge che il suo ultimo film è un remake di una delle pellicole horror meglio riuscite degli anni Settanta il gioco è fatto.
Dal 13 gennaio, sul grande schermo, arriva Non avere paura del buio, una rivisitazione di quel Don’t Be Afraid of the Dark girato da John Newland nel 1973. Si tratta di una pellicola che, forte del successo del genere horror nei periodi di crisi economica (si vede anche nella TV americana l’inaspettato record di ascolti per la nuova serie di paura American Horror Story), sfonda la porta di tutti gli stereotipi dell’horror cinematografico: la casa abbandonata, le morti misteriose, gli scantinati polverosi, le voci inquietanti.
Protagonista, come da cliché, una bambina, Sally (interpretata da Bailee Madison), che si trova coinvolta insieme al padre (Guy Pearce) e la sua nuova compagna (Katie Holmes) tra i misteri di una villa ottocentesca appartenuta al naturalista Emerson Blackwood, scomparso misteriosamente. In cabina di regia si trova l’esordiente Troy Nixey, che si mostra subito in grado di regalare momenti d alta tensione. Ma forse il suo è un film un po’ troppo standard per un un horror degli anni duemila, incatenato ai soliti paradigmi horrorifici in voga negli anni Settanta. Se Don’t Be Afraid of the Dark era innovativo per quel periodo, oggi di case stregate e demoni negli scantinati ne abbiamo già visti a sufficienza. Dal genere per eccellenza più creativo e fantasioso, onestamente, ci aspettiamo di più. Anche se si tratta di un remake.
Non avere paura del buio
Filippo Scicchitano, la nuova scommessa del cinema italiano
13 gen
Basta guardarlo in una delle tante interviste sul web che ha rilasciato dopo il successo (improvviso) di Scialla! (stai sereno) e si capisce subito perché Francesco Bruni l’abbia voluto nel cast come co-protagonista insieme a Fabrizio Bentivoglio. Lui, Filippo Scicchitano, 16 anni, è la nuova scommessa del cinema italiano. Capelli corti, sguardo malinconico e quella cadenza romana che lo contraddistingue. Impacciato le prime volte di fronte alla telecamera e di fronte ai giornalisti, ma oggi più tranquillo, sereno. Del resto la pellicola su adulti e adolescenti di Bruni è stata per lui l’opera prima, il trampolino di lancio per una carriera che si augura sempre in salita. Non è facile, certo. Da studiare c’è tanto e il suo rapporto con la scuola non è poi tanto diverso da quella di Luca, il ragazzo che interpreta. Filippo l’ha mollata due anni fa. Poi la svolta, la possibilità di girare un film e un nuovo amore che nasce: quello per la recitazione. E’ ancora presto per sapere se sarà il nuovo volto del cinema italiano, ma ciò che è certo è che su questo debuttante sembrano esserci tante aspettative. Non a caso è già stato scelto per un nuovo ruolo da Raffaele Verzilio, nel film Cento metri dal paradiso che sarà nelle sale a partire dal prossimo aprile. Anche qui al centro una storia tra padre e figlio, ambientata in una solitaria Puglia. Saprà il giovane Filippo sganciarsi dal ruolo di Luca e bissare il primo successo? Chi vivrà, vedrà…






