Cinema
Dalla Svezia con amore: ora Millennium – Uomini che odiano le donne diventa americano
24 nov
Quando un libro ha venduto oltre dieci milione di copie è normale che approdi al cinema. Non tutti hanno però la fortuna di approdarci per ben due volte, nel giro di pochi anni. Millennium – Uomini che odiano le donne è uno di questi. Dopo la versione svedese girata da Niels Arden Oplev, è il turno di quella americana: il regista che si è accaparrato i diritti per portare sul grande schermo questo thriller che ha conquistato mezzo pianeta (complice anche la morte improvvisa dell’autore del libro omonimo da cui è tratto, Stieg Larsoon, scomparso prima della pubblicazione della sua trilogia) è David Fincher, già regista di capolavori del calibro di Seven, Zodiac, Il curioso caso di Benjamin Button e The Social Network.
Questo nuovo remake ha come protagonista Daniel Craig nel ruolo di Mikael Blomkvist, deciso a scoprire, insieme alla tatuata e senza scrupoli hacker Lisbeth Salander (interpretata da Rooney Mara) i segreti dietro la scomparsa della giovane nipote del clan dei Vanger. Il remake della pellicola svedese ha lo scopo di colmare i difetti (nonostante il boom ai botteghini) della versione originale, alla quale mancava il ritmo e l’azione tipiche dei film americani. L’uscita è prevista per il 21 dicembre negli States e arriverà solo a gennaio nei cinema italiani. Riuscirà questo nuovo film a essere apprezzato dai cultori del libro o i fedelissimi di Stieg Larsoon storceranno ancora il naso? Una cosa è certa, confrontarsi con un libro non è mai facile. Ma l’esperienza che Fincher ha alle spalle lascia, davvero, ben sperare.
Quando l’arte incontra il cinema: omaggio ai film-animazione della Pixar
23 nov
Tra le massime che Steve Jobs ha lasciato in eredità c’è n’è una che è strettamente legata al cinema: quando fai un computer, sai che dopo cinque anni è da buttare, ma se fai un film, quello può durare per sempre. Non a caso, questa frase il padre spirituale della Apple la disse a John Lasseter, che insieme a lui fu fondatore e direttore creativo della Pixar. E’ proprio dedicata alla Pixar la mostra che da oggi fino al 14 febbraio 2012 si svolgerà al PAC di Milano. Si tratta della prima tappa europea dell’esposizione (passata per il Moma di New York, per l’Australia e per il Medio Oriente) volta a evidenziare come arte e tecnologia diventino un tutt’uno all’interno di alcuni dei cartoon più belli e famosi degli ultimi anni.
Monster & Co (2001), Toy Story (1, 2 e 3), Ratatouille (2007), WALL•E (2008), Up (2009) Cars 2 (2011) sono solo alcuni dei film-animazione per grandi e piccini che sono passati alla storia. La mostra non solo è un omaggio per i 25 anni della Pixar, quanto un’occasione unica per entrare nel dietro le quinte dei media digitali, per vedere come i bozzetti (la maggior parte fatti con i mezzi tradizionali dell’arte, come colori a tempera, pastelli e sculture) prendano vita fino a creare il prodotto finito, digitale, che vediamo sul grande schermo.
Divisa in quattro sezioni – Personaggi, Storie, Mondi e Digital Convergence – l’esposizione denuda il mondo dell’animazione mostrandoci quanta verità c’era nelle parole di Steve Jobs. Perché anche se un nuovo film soppianta il precedente, l’eroe creato (sia esso Saetta McQueen di Cars o Woody di Toy Story), nella memoria collettiva, è eterno.
Per maggiori informazioni vai al sito del PAC di Milano.
Anche se è amore non si vede: le risate della commedia all’italiana, senza essere volgari
22 nov
Il tema è il solito della commedia all’italiana, quella sentimentale: donne e uomini, amicizia e amore, passioni e delusioni. Nulla di nuovo, direte. Eppure l’ultimo film di Ficarra e Picone, sebbene parta da una trama ormai cliché nella commedia del Bel Paese a ridosso delle feste di Natale, offre qualcosa di più. Niente volgarità, niente battute estreme e nemmeno risate di pancia, quelle che – tanto per intenderci – suscitano i film di Boldi e De Sica. No, questa volta la commedia italiana si veste di rigoroso rispetto. E nella sua semplicità funziona.
Anche se è amore non si vede riprende un po’ il tema affrontato nel film di Fausto Brizzi Femmine contro maschi (nel quale – guarda caso – il duo Ficarra e Picone aveva avuto una parte): è la storia di Salvatore e Valentino, siciliani emigrati a Torino dove lavorano come guide turistiche. La storia prende il via quando Gisella (interpretata da Ambra Angiolini) lascia Valentino, suo fidanzato storico: entra qui in gioco Salvo, pronto a trovare quel chiodo schiaccia chiodo in grado di risollevare l’umore dell’amico. Tra incomprensioni, equivoci e gelosie i due comici resi famosi da Zelig cercano una risposta alla domanda che tutti, almeno una volta nella vita si sono fatti: “può un’amicizia trasformarsi in amore?”. Il responso? Da domani al cinema.
Nuovo Cinema Paradiso: il film di Tornatore che racconta la nostra Italia
20 nov
C’è un pezzo d’Italia che si cela dietro alla macchina da presa di Nuovo Cinema Paradiso. Ci sono i baci censurati, c’è la campagna siciliana, ci sono le espressioni e le pose felliniane di Amarcord. C’è un paese che cambia e che lo fa attraverso il cinema, visto con gli occhi ingenui e curiosi di un ragazzino di 9 anni, Salvatore, interpretato da Salvatore Cascio, ai tempi considerato bambino prodigio. Nuovo Cinema Paradiso è una delle pellicole più apprezzate della cinematografia italiana, firmata da Giuseppe Tornatore: non a caso rientra tra l’elenco dei cento film più belli di sempre e ha ricevuto il Premio Oscar come miglior film straniero, il Premio David di Donatello come miglior colonna sonora (le indimenticate musiche di Morricone) e il Premio Cesar come miglior manifesto.
Tramite la tecnica del flashback si racconta la storia dell’amicizia quasi paterna tra il piccolo Salvatore e Alfredo, il proiezionista del parrocchiale cinema Paradiso di un piccolo paese della Sicilia. L’amore per il grande schermo viene qui dipinto in tutte le salse, con picchi delicati e commoventi: è il mezzo attraverso il quale i due protagonisti riescono a parlare, lo strumento della censura bigotta e morale di quel tempo e il luogo di ritrovo della società, ben lontano dalla concezione di non luoghi all’interno della quale rientrano oggi le grandi sale cinematografiche. Il piccolo cinema di paese è, infatti, il posto in cui il pubblico interagisce attivamente, l’uno con l’altro e con i film proiettati. Tornatore con questa pellicola del 1988 ha voluto raccontare un passato che non c’è più, un periodo non sempre rose e fiori, ma di certo nostalgico. Tant’è che qualche lacrimuccia, sul finale, è garantita.
Scialla (Stai sereno): lo slang romano come stile di vita
17 nov
Ci sono dei modi di dire che inevitabilmente finiscono per diventare tormentoni. Ecco, Scialla è uno dei questi. Molto meno volgare del “dai ca**o Gianluca” che tanto spopola tra i teenager ora che la sit com dei Soliti Idioti è approdata sul grande schermo, ma sicuramente di impatto. Scialla, ovvero Stai sereno come viene esplicitato tra parentesi, è l’opera prima di Francesco Bruni in camera di regia. Lui che, fino ad ora, era conosciuto per aver scritto la sceneggiatura di molti film di Virzì e Calopresti, eccolo invece alle prese con una commedia simpatica e fresca, che senza grandi pretese vi farà trascorrere 95 minuti all’insegna della leggerezza.
Non è tanto la trama a funzionare in questa pellicola da domani al cinema, quanto piuttosto la caratterizzazione dei personaggi, con un Fabrizio Bentivoglio nei panni di Bruno, professor e scrittore disilluso e fallito e Luca (interpretato da Filippo Scicchitano), alunno ribelle. Due generazioni a confronto, divise dall’età ma accumunati da tanto altro: si scoprirà infatti che Luca è figlio di Bruno, e la crescita dei due non potrà che seguire un’unica strada. Niente forzature di mano, però. Il tutto procederà tranquillamente sulla base di quel principio espresso proprio dallo slang di borgata romana. E’ quello che sembra dirci anche la colonna sonora: tutto si sistemerà, stai sereno. Ops, pardon, scialla.









