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American Pie – Ancora insieme: ma anche no
27 gen
I quattro ragazzi della piccola cittadina di East Grat Falls sono pronti a riunirsi. Sono passati ben 13 anni reali (e 10 nella narrazione televisiva) da quando nel lontano 1999 è iniziata la loro avventura alla ricerca della propria sessualità. Oggi le loro vite sono cambiate (c’è chi si è sposato, chi ha messo su famiglia) eppure gli ormoni adolescenziali che sfociano in gag a metà tra il comico e patetico sono sempre gli stessi.
American Pie: Ancora insieme è il quarto capitolo di una saga che a suo modo è diventata storica, che è intrisa di pregiudizi sulla cultura americana ma, che proprio per questo, è stata nel corso di questi anni molto apprezzata. Tant’è che le vicende di Jim, Kevin, Chris, Steve, Paul a cui si aggiungono i volti femminili, Michelle e Vicky, sono state capaci di incassare nei tre film precedenti ben 754 milioni di dollari. Che il capitolo numero quattro arrivasse era solo questione di tempo. E il tempo è passato e la data ormai stabilita: c’è da attendere il 6 aprile 2012. La reunion tra i vecchi compagni di scuola ritrascinerà tutti indietro nel 1999, in balia dei ricordi e delle bravate giovanili. Ma sebbene qualche risata volgare e di pancia non si riesca a trattenere, di questa immensa commedia tutta feste e sesso non se ne aveva assolutamente nostalgia.
The Iron Lady: la dama di ferro che divise allora e divide oggi la politica inglese
20 gen
Di certo Phyllida Lloyd quando ha deciso di fare un film sull’ex Primo Ministro inglese Margaret Thatcher sapeva che sarebbe andata incontro a critiche. E così è stato. The Iron Lady, già uscito negli States lo scorso 16 dicembre e in Inghilterra il 6 gennaio ma destinato ad approdare nelle nostre sale solo il 27 gennaio, è già sulla bocca di tutti. Criticato a destra e manca. I politici vicini alla Thatcher denunciano una rappresentazione della dama di ferro isterica e super teatrale, la sinistra e le forze radicali (da sempre opposta al governo della Thatcher) temono una mitizzazione della figura della conservatrice che per ben 11 anni ha tenuto le redini del governo britannico. Ma il cinema è il cinema, anche se spesso tendiamo a dimenticarcelo.
L’idea, più volte ribadita anche da Meryl Streep che vesti i panni della Thatcher e che per la parte si è aggiudicata anche il titolo di miglior attrice protagonista nei Golden Globe 2012, non è quella di un documentario, quanto piuttosto il racconto di una vita di una persona straordinaria, ovvero che è uscita dai canoni “ordinari”, standard. Prima donna premier di una democrazia occidentale, la Thatcher viene descritta nel suo privato e nel suo pubblico, raccontando i prezzi che chi si avvicina al potere è costretto a pagare, sempre. E’ questa l’unico elemento “documentaristico” che questa pellicola (che al contrario dei politici i critici cinematografici di tutto il mondo esaltano) presenta.
The Iron Lady
Benvenuti al Nord: il film che ride e irride del nostro Paese
17 gen
L’idea è sempre la stessa: lo sgretolamento dei pregiudizi. Benvenuti al Nord, sul grande schermo dal 18 gennaio, riprende in tutto e per tutto Benvenuti al Sud: stessi attori (Claudio Bisio, Angela Finocchiaro, Alessandro Siani), stesso regista (Luca Miniero) e stesso concetto di base, ma raccontato da un’ottica diametralmente opposta. Se nel primo capitolo (remake del francese Giù al Nord) era Alberto, polentone doc interpretato da un bravissimo Bisio, a finire incastrato – per motivi di lavoro – nella temutissima Napoli, ora è Mattia (Siani), terùn, a trovarsi suo malgrado catapultato nella nebbiosa città della madonnina.
Dopo averci raccontato come il Nord vede il Sud, Luca Maniero prova a raccontare ora come il Sud vede il Nord, con gli stessi pregiudizi e gli stessi timori. Due realtà dell’Italia a confronto, ancora una volta, e ancora una volta scoprono che la diversità non è poi così male. I risultati ai botteghini della prima pellicola erano stati eclatanti, tanto da aver raggiunto tra dicembre 2010 e gennaio 2011 il quinto posto nella classifica dei maggiori incassi in Italia di tutti i tempi, con la stratosferica cifra di 29milioni 868mila euro. Bissare un successo del genere è difficile, anche perché i secondi episodi non sono mai qualitativamente al livello dei primi. Tuttavia Benvenuti al Nord è una di quelle commedie da guardare e riguardare, per chi non si stanca mai di ridere e irridere dei buffi pregiudizi che caratterizzano e, ahinoi, di tanto in tanto, dividono il nostro Paese.
Benvenuti al nord
Non avere paura del buio: i cliché dell’horror degli anni Settanta al cinema
14 gen
A produrlo è Guglielmo del Toro e già questo fa ben sperare, perché nel bene e nel male è uno di quei produttori che non passa inosservato (come dimostra il successo di The Orphanage e le forti critiche che il deludente Splice ha suscitato). Se a questo si aggiunge che il suo ultimo film è un remake di una delle pellicole horror meglio riuscite degli anni Settanta il gioco è fatto.
Dal 13 gennaio, sul grande schermo, arriva Non avere paura del buio, una rivisitazione di quel Don’t Be Afraid of the Dark girato da John Newland nel 1973. Si tratta di una pellicola che, forte del successo del genere horror nei periodi di crisi economica (si vede anche nella TV americana l’inaspettato record di ascolti per la nuova serie di paura American Horror Story), sfonda la porta di tutti gli stereotipi dell’horror cinematografico: la casa abbandonata, le morti misteriose, gli scantinati polverosi, le voci inquietanti.
Protagonista, come da cliché, una bambina, Sally (interpretata da Bailee Madison), che si trova coinvolta insieme al padre (Guy Pearce) e la sua nuova compagna (Katie Holmes) tra i misteri di una villa ottocentesca appartenuta al naturalista Emerson Blackwood, scomparso misteriosamente. In cabina di regia si trova l’esordiente Troy Nixey, che si mostra subito in grado di regalare momenti d alta tensione. Ma forse il suo è un film un po’ troppo standard per un un horror degli anni duemila, incatenato ai soliti paradigmi horrorifici in voga negli anni Settanta. Se Don’t Be Afraid of the Dark era innovativo per quel periodo, oggi di case stregate e demoni negli scantinati ne abbiamo già visti a sufficienza. Dal genere per eccellenza più creativo e fantasioso, onestamente, ci aspettiamo di più. Anche se si tratta di un remake.
Non avere paura del buio
J. Edgar (di Clint Eastwood con Leonardo DiCaprio) sul grande schermo dal 4 gennaio
27 dic
J. Edgar fa già parlare tanto. Un po’ perché mette in scena un altro pezzo della storia politica d’America, dopo i film su Kennedy o quello su Milk. Un po’ perché la firma è quella di Clint Eastwood che qui per la prima volta collabora con Leonardo DiCaprio, protagonista indiscusso di questo film che, sul grande schermo dal 4 gennaio, aprirà la stagione cinematografica del 2012. Un po’ perché il personaggio scelto è uno dei più importanti della storia degli States, direttore per oltre quasi mezzo secolo dell’FBI, ha visto passare ben otto presidenti, da Calvin Coolidge a Richard Nixon.
Quanto sono losche le trame che si infittiscono dietro le facciate della politica Usa? Cosa si è disposti a fare pur di proteggere i propri cittadini? Eastwood racconta un’America che non si lascia intimidire dall’usare tutte le carte a propria disposizione pur di ottenere i giusti risultati, siano essere forti conoscenze, paure e minacce immaginarie. E’ un connubio di realtà e bugie, sembra dirci il film, a tratteggiare con abili pennellate l’immagine dell’America, intoccabile e fiera, che ancora oggi abbiamo. Peccato che, come si suol dire, l’abito non faccia il monaco e che l’apparenza non sempre corrisponda al vero.





