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Budget risicato, ma il Torino Film Festival brilla lo stesso
29 nov
Cinema e Torino da sempre sono un’accoppiata vincente. In primis perché nel capoluogo piemontese si trova il Museo Nazionale del Cinema, dentro la rinomata Mole Antonelliana, senza ombra di dubbio il museo tematico più importante d’Italia e il 13esimo più visitato tra tutti i musei del Bel Paese. Ma il binomio Torino/cinema si deve anche a un evento importante, il Torino Film Festival, che ha inaugurato lo scorso venerdì la sua 29esima edizione. Una kermesse che continuerà fino a fine settimana, al 3 dicembre, e che – nonostante il budget risicato di quest’anno – vanta numeri da urlo: 217 film proiettati, 32 anteprime mondiali, 16 pellicole in concorso, 12 Paesi di tutto il mondo rappresentati. Tra un’offerta così ampia spiccano Twixt, il nuovo film di Francis Ford Coppola (in anteprima internazionale), l’horror movie con Val Kilmer, e Albert Nobbs di Rodrigo Garcia, accreditato come uno dei film più attesi di quest’anno che racconta la vita di un quartiere povero della Dublino del 18esimo secolo: entrambi saranno i film di chiusura di questa rassegna.
Ma nell’elenco dei titoli imperdibili figurano anche Moneyball, italianizzato in L’arte di Vincere, diretto da Bennett Miller, sceneggiato da Aaron Sorkin e interpretato da Brad Pitt; Attack the Block che vede l’esordio in cabina di regia di Joe Cornish, sceneggiatore del TinTin di Spielberg; Midnight in Paris di Woody Allen e Guilty of Romance del nipponico Sion Sono. Da segnalare, inoltre anche i due film italiani presentati, ovvero I più grandi di tutti di Carlo Virzì e Ulidi piccola mia di Matteo Zoni. Del resto è una kermesse che si svolge a Torino, un po’ di sano “nazionalismo” ci sta sempre bene.
Per maggiori informazioni: www.torinofilmfest.org
Apocalypse Now
22 feb
Il “fine giustifica i mezzi” fa da padrone assoluto all’intera vicenda di un viaggio incredibile, narrata in un capolavoro dell’epoca come “Apocalypse now” del 1979 di Francis Ford Coppola sulla guerra in Vietnam. Le immagini di realtà percepibile, evidenziano una riflessione storica profonda, non solo della guerra del Vietnam, ma di un’interiorità sconosciuta anche agli stessi protagonisti, nel risultato di un rapporto a due tra il Colonnello Kurtz (interpretato da un appesantito Marlon Brando) e il capitano Willard (interpretato da un giovane Martin Sheen). Continua >



